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Trieste si svela: la via Napoleonica e i Caffè storici

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Mi sono innamorata di Trieste lentamente, una cotta matura e consapevole. Ricordo le prime volte in cui, studentessa, prendevo il treno, un libro per il viaggio e una sciarpa contro la Bora, e scendevo in questa città dove il tempo è scandito dai tramonti sul mare, dai colori di Piazza Unità e dalla spensieratezza dei suoi abitanti. Trieste mi ha sempre trasmesso la sensazione di una città bambina vestita da elegante signora, che con sorniona saggezza sa godersi la vita.

Lasciando alle guide, ben più accorte di me, il compito di raccontare i fasti e le memorie di questa sorprendente città, oggi voglio proporvi un percorso lontano dalle tipiche rotte turistiche.

Prendi una Trieste che non pensavi esistesse…

Prendete una pigra domenica pomeriggio, la voglia di staccare la spina, il profumo di mare e un po’ di curiosità: oggi vi accompagniamo lungo la storica Via Napoleonica, per poi scendere in città alla scoperta dei caffè letterari che hanno fatto la storia e tuttora contraddistinguono l’anima di Trieste.

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Per chi non avesse mai sentito parlare della “Napoleonica”, stiamo parlando di un incantevole terrazzo sul mare che sovrasta la città di Trieste, raggiungibile dopo un dolce zigzagare dalla località di Opicina, frazione a nord del capoluogo giuliano prendendo gli autobus 42, 2 o 4 o lo storico tram 2 se si arriva dalla città, oppure percorrendo la statale E61 e poi seguendo le indicazioni per la Strada Nuova se si arriva da nord.

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Perché la “Napoleonica”?

Questa strada, che si stacca dalla statale snodandosi in una dolce salita fino ad accostare le rocce carsiche sopra Trieste, deve storicamente il suo nome alle truppe napoleoniche, che, secondo le fonti, sarebbero state le prime ad aprire il sentiero nel 1797. La strada è chiamata anche “Vicentina”, in onore all’ingegnere che la progettò nel 1821.

Raggiungibile con qualunque mezzo (la storica linea del tram 2, magnifico esempio di tramvia ottocentesca, è stata purtroppo momentaneamente sospesa causa incendio divampato ad agosto 2016) la Napoleonica si mostra come uno scrigno naturale dove riposare mente e ricaricare le energie.

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I 6 km di strada per alcuni tratti asfaltata per altri battuta, offrono la possibilità di svolgere diverse attività: qui molti triestini e vicini sloveni vengono a correre, arrampicare (le pareti di roccia sono davvero un capolavoro della natura, prestandosi a mani più o meno esperte), fare un’escursione in bici (la passeggiata si chiude con un anello) o una semplice camminata ristoratrice.

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Impreparati a cosa avremmo trovato, ci siamo lasciati andare ad una stupenda camminata: il panorama sul Carso e sulla vicina Trieste ci hanno lasciati senza parole, e la spensieratezza delle giovani coppie, delle famiglie e dei gruppi “meno giovani” incontrati lungo il nostro percorso ci hanno dato l’idea di trovarci nel posto giusto dove ricaricare energie e sensi.

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Trieste città: balcone sul mondo

Ci siamo quindi spinti verso il centro città, a una decina di minuti in macchina da Opicina. Chi ci è già stato sa bene di cosa parlo: un tramonto a Trieste è tra gli istanti più pieni e intensi che questa città può vantare.

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In questa stagione in cui le giornate si fanno più corte il tramonto è questione davvero di attimi, arrivati a Molo Audace, siamo stati travolti da un veloce tripudio di colori inghiottiti dal mare. Accanto a noi tanti triestini a passeggio ed altrettanti ragazzi seduti sul pontile, chi con una birra, chi con un’agenda, chi ancora con una macchina fotografica a immortalare questo incredibile spettacolo della natura.

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Qualche metro più in là abbiamo ritrovato Piazza Unità. La più grande piazza d’Europa affacciata al mare, Piazza Unità ci ha accolto con l’eleganza dei suoi giochi di luci blu e il brulichio della gente di passaggio.

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A fare da cornice a questa piazza alcuni edifici, sede degli organi della città e della regione, di incredibile bellezza, come il Palazzo del Municipio (affacciato al mare) con la sua meravigliosa torre dell’orologio, il Palazzo del Governo (alla sua sinistra), Palazzo Stratti, oggi sede del famoso Caffè degli Specchi o il Palazzo della Giunta Regionale (a destra della piazza). Un’insieme di Palazzi che ricordano i fasti dell’epoca asburgica e che illuminati a sera riflettono la personalità eclettica e signorile della città e dei suoi abitanti.

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Un caffè con Joyce?

Uno dei motivi di vanto di questa città sono i suoi storici Caffè, locali sacri nei quali è ancora possibile respirare il profumo di storia di una capitale crocevia di culture, storie e identità diverse. Qui si risvegliano le anime di James Joyce, Reiner Maria Rilke, Umberto Saba o Italo Svevo, che hanno vissuto e trovato ispirazione in questa città di mare, si dà forma ai viaggi e alle prosa di Claudio Magris, si respira insomma “aria di mondo”.

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Caffè San Marco: aria di mondo e profumo di storia

Abbiamo scelto di spingerci al Caffè San Marco, l’unico tra i caffè storici in città rimasto in tutto e per tutto fedele allo stile ottocentesco tipico del caffè letterari di un tempo.

I suoi interni sono un tripudio di eleganza e tradizione: pareti arredate con preziose incisioni lignee, grandi specchi incorniciati da lavorazioni dorate in contrasto col legno scuro, un’architettura imponente e barocca, divani in pelle scura richiamanti un tempo che fu e tavolini in marmo piccoli e raccolti.

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Ad una grande sala d’ingresso fanno seguito un elegantissimo e imponente bancone e un lungo spazio verticale oggi adibito a ricca libreria che ospita un buon numero di opere letterarie su Trieste, ma anche volumi sulla letteratura classica e contemporanea mondiale.

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Ci hanno raccontato che ospiti del Caffè San Marco furono un tempo gli irredentisti, che qui tenevano le loro riunioni; il Caffè, inoltre, ai tempi fungeva addirittura da laboratorio per la produzione di passaporti falsi per permettere la fuga in Italia dei patrioti antiaustriaci. Uno dei più grandi frequentatori del locale ai giorni nostri è il grande Magris, che in più occasioni ha ammesso di aver trovato l’ispirazione ai suoi lavori appoggiando le mani sui tavoli in marmo del Caffè.trieste-da-scoprire-27

Lasciamo questo piccolo cuore di Trieste (piccolo davvero in considerazione di tutto quello che offre e che ci sarebbe da raccontare al riguardo), i panorami sconfinati che ci ha regalato oggi, la sua gente, colta e spensierata, i suoi colori e la sua storia così vivi, semplicemente rigenerati.

E con la promessa di tornarci presto a scoprire altri scorci della sua grande anima.

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“La mia città che in ogni parte è viva,

ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita

pensosa e schiva.”

(Umberto Saba)

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