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Sport, leggenda e poesia: sguardi a Nord-Ovest tra la Valcellina e la Val Colvera

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Si collocano a mezza strada (e mezza vita) tra Veneto e Friuli, custodi di un passato incastonato nei canyon scavati dalle acque dei fiumi che le abitano e sono oggi crocevia di passanti, nostalgici e spiriti avventurieri. Quel lembo di terra della Valcellina e della Val Colvera, ultime roccaforti friulane ai piedi delle Dolomiti, sembra abbia poco da raccontare oltre al povero silenzio delle tante famiglie emigrate per il mondo e l’imponente vociare della natura che pare stia prendendo possesso dei paesi ad essa abbarbicati. Eppure qualcosa rivive, respira in silenzio, una leggenda e tante parole che bramano per non essere dimenticati. Di cosa stiamo parlando?

Abbiamo trascorso una giornata alla scoperta di queste due vallate. Ecco il nostro personale sunto di meraviglie, miti, leggende, poesia e attività imperdibili che questi luoghi offrono!

Barcis, dove le Agane (e gli sportivi) trovano conforto nelle acque turchesi del magico lago

Cuore della Valcellina, Barcis sta rivivendo un seconda vita grazie al suo lago, che ogni anno attira turisti e autoctoni curiosi alla ricerca di adrenalina e attività sportive da svolgersi nelle sue acque color smeraldo. E infatti proprio il lago, fatto costruire nel 1954 per portare elettricità alle zone fino a quel momento praticamente isolate dal resto della regione, che è diventato l’anima pulsante di questa vallata.

Questa “perla preziosa nella sua ostrica verde” (Beno Fignon docet) attira a sé da anni tanti curiosi. Per lungo tempo si è pensato che le acque del lago, famose per le sfumature di un verde intenso e cristallino, fossero abitate dalle famose “agane”, personaggi mitici dalle sembianze mistiche se non addirittura diaboliche che avrebbero abitato il lago, adibendolo a luogo di feste sabbatiche e riti esoterici. Ancora oggi camminare lungo le acque del lago ha sortito su di me lo stesso fascino di quel tempo che fu: una vallata racchiusa in uno specchio verde dove colori e silenzi parlano la lingua della magia.

Il lago di Barcis oggi è conosciuto dai più anche per le numerose attività e manifestazioni sportive qui organizzate. Grazie alla sua fortunata posizione, il lago si presta per attività quali vela, kajak, hovercraft o sport subacquei, ma anche campionati italiani di motonautica e Triathlon, per non parlare di discipline come l’alpinismo, il paracadutismo e il parapendio, praticate nelle zone limitrofe circostanti. Insomma, una palestra al verde che accontenta gli spiriti più intraprendenti e quelli più meditabondi!

Una piccola curiosità: nel 1953 un gruppo di lavoratori alle prese con la costruzione della diga del lago scoprì un frammento di meteorite dalle sembianze simili a una roccia ma della consistenza del ferro, poi rivelatasi avere proprio provenienza extraterrestre e ribattezzato “Meteorite di Barcis”.

Oggi del paese che abbraccia il lago di Barcis rimangono piccole ma vivaci attività, strutture attrezzate ad ospitare ospiti e viaggiatori durante tutto l’anno e squarci di verde incastonati tra un abitacolo e l’altro.

Rifugio Vallata: ritorno agli antichi sapori…

Per chi sopraggiungesse a Barcis verso ora di pranzo, consiglio una tappa ristoratrice al “Rifugio Vallata”. Situato dalla parte opposta del lago, per l’appunto nella località Vallata, questa piccola casupola dal tetto spiovente immersa nel verde accoglie i suoi visitatori come in una favola.

Il personale, cordiale e in tenuta rigorosamente friulana, offre ai suoi ospiti piatti semplici e di stagione, presentati con garbo e facendo attenzione agli accostamenti di gusti. Imperdibili a mio parere gli antipasti e dai crostini della casa, abbinati a un buon bicchiere di vino seduti vista lago!

Andreis vola alto!

Lasciando alle proprie spalle Barcis e volgendo in direzione Udine, tra i primi cartelli visibili si incontra quello che porta ad Andreis, piccolo terrazzo ai piedi del parco delle Dolomiti Friulane.

Reso famoso per i suoi ballatoi in legno scuro, i cosiddetti “daltz“, Andreis si racconta attraverso l’architettura del suo paese. Questi meravigliosi ballatoi vennero costruiti nella seconda metà del 700 dalla popolazione autoctona a seguito di un terremoto come rimedio pratico e veloce per superare il rigido ed imminente inverno che stava per sopraggiungere. Una soluzione presa a modello probabilmente dall’architettura carinziana che fece, e tuttora fa, di un paese accucciato ai monti un terrazzo in fioritura.

Quello che mi ha colpita di questo piccolo paese che conta meno di 400 anime sono le voci dell’acqua che provengono dalle fontane dislocate lungo il paese, anni or sono luoghi di incontro e di fervente lavoro, oggi ricordo di un tempo scandito dai battiti delle gocce.

“Sono molto sereno, mi manca solo un grammo per essere felice, ma un grammo è tanto.”

Chi visita Andreis non può non rimanere incantato dalle svariate “tavole” appese ad ogni angolo e su diverse case del paese. Un paese che si racconta nelle parole di Federico Tavan, poeta andreano che alla sua terra ha dedicato parole di vita legate alla sua estrosità, per taluni chiamata “pazzia”, per altri “genio”. Il “poeta delle pantegane”, come lo hanno definito, il poeta dei disadattati, degli eroi e degli schietti, degli incompresi e degli appassionati. Per ricordare il Ligabue della poesia italiana, come è stato da molti definito (io preferisco l’Alda Merini del Nord Est), lungo tutto il paese si possono incontrare stralci delle sue poesie e delle sue memorie.

Un ultimo incontro degno di nota ad Andreis, è quello con le diverse specie di uccelli ospitate nell’aerea avifaunistica in cima al paese. Qui vivono falchi, gheppi, poiane, allocchi, sparvieri e aquile. Tutti animali recuperati in situazioni di pericolo che vengono pazientemente curati e ospitati (qualora non più autonomi) da mani esperte e tenuti in comode e spaziose gabbie nel centro di recupero per l’avifauna con annesso ambulatorio veterinario del paese.

Poffabro, tra i borghi più belli (e incastonati) d’Italia

Per chi come noi proviene dalla provincia di Udine, consigliamo, lungo la via di ritorno verso casa, di incamminarsi verso la Val Colvera imboccando la SP63. Dopo un dolce saliscendi fatto di tornanti, il benvenuto in una nuova vallata vi verrà dato prima da Pian Delle Merie e successivamente da Poffabro.

Questa piccola località, anch’essa abbarbicata sui monti, fa parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Ogni anno turisti e curiosi si fanno rapire dalla sobrietà e semplicità delle piccole viuzze che si intrecciano lungo il paese, passeggiando tra archi in pietra e casoni modestamente curati. Passeggiare lungo le strade di Poffabro mi ha dato la sensazione di perdere per qualche attimo la cognizione del tempo, ritrovando lo stupore per le piccole e semplici cose nascoste dalla mia quotidianità.

Poffabro è conosciuta ai più per i suoi famosi presepi natalizi; in questo periodo dell’anno le strade e le case del paese si riempiono di piccoli, grandi e originali presepi, vere chicce dell’artigianato locale. Noi ce lo siamo gustato così, in un tiepido e soleggiato sabato di primavera, con una magnolia bianca in fiore a farci compagnia e le campane a ricordarci che

“Chista e n’eis ‘na conta pa nins, é is ‘na storia vera”

(questa non è una fiaba per bambini, è una storia vera).

F. Tavan

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