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Pordenonelegge: l’agorà del Nord-Est vestita di giallo

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Ogni anno il proposito di più bello di ogni mia fine estate è l’arrivo di Pordenonelegge: la 5 giorni settembrina che scalda il cuore, arricchisce l’anima e apre gli orizzonti. E anche quest anno la kermesse di incontri organizzata nel cuore della città dipinta di giallo non si è smentita. Una parola per descrivere questa esperienza? Incontri. Ecco quelli che più mi hanno più colpita.

Paure (e parole) fuori luogo: è tempo di riscossa!

Lo sapete che ogni anno miete più vittime una noce di cocco che accidentalmente colpisce un passante rispetto all’attacco di uno squalo? Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, ci mette a nudo davanti alle nostre fragilità: siamo sicuri di temere ciò che veramente dovrebbe spaventarci?

Si parla di terremoti incontrollabili e devastatori, di tempeste imprevedibili e sterminatrici, di eruzioni che non perdonano. Eppure che ci sono da sempre. A differenza dell’uomo, che continua (illuso!) a sfidare le perfette barriere architettoniche della Natura edificando e costruendo laddove non potrebbe. La gente non muore a causa delle catastrofi naturali, la gente muore a causa dei suoi simili.

Il geologo Mario Tozzi presenta il suo libro “Paure fuori luogo”: siamo sicuri di temere ciò che veramente dovrebbe spaventarci?

Eppure siamo attratti dalle catastrofi, continua Tozzi. Le guardiamo affascinati, cerchiamo di esorcizzarle, le sentiamo parte di noi e a volte perfino le cerchiamo, convinti di poter avere la meglio su di loro. Diventando vittime del nostro stesso sistema, fatto oggi di cambiamenti climatici dirompenti, di specie animali andate estinte, di uno spreco illegale di acqua.

Che fare dunque? La parola alle nostre paure, pardon, alle nostre coscienze.

“Gli uomini sono fatti così: neanche la vicinanza della fine riesce a porre un freno alla loro bramosia di profitto.”

Margareth Mazzantini e Sergio Castellitto: storia di un successo tra le righe di un Amore

Mi sono sempre chiesta come il “padrone” di uno scritto possa autorizzare un regista a trasformarlo in film senza la paura che la sua storia venga denudata di un’anima. La risposta mi è stata data da una delle coppie meglio assortite e più in sintonia mai viste. Ecco Margareth Mazzantini, nata attrice e naturalizzata “scrittrice desiderosa di dare una dignità alla creature ultime, a cui mi sento legata”, e Sergio Castellitto, “un bagaglio da attore e regista in divenire, grazie a Margareth”.

Margareth e Sergio mi hanno trasmesso l’idea di una coppia profondamente intima, rispettosa e grata di aver fatto sbocciare l’uno il meglio dell’altra.

“Cosa vi lega?”, chiede l’intervistatore. Margareth: “Vedo in Sergio un attore e un regista generoso, che si plasma e si dona ai ruoli che ricopre, umile davanti ai suoi collaboratori e rispettoso del copione che re-interpreta. Anima alla perfezione le parole scritte, d’altronde un film deve avere una sua autonomia.”

Castellitto: “E’ un privilegio per me condividere con l’autore la possibilità di lavorare a un’opera.

“È vero, il cinema ‘è a togliere’, e chi lo fa deve avere l’umiltà di rinosscere quanto sentimento e generosità nascondono le parole di uno scrittore”. E proprio le parole di Margaret “odorano” dei posti di cui parlano, rivedo nelle sue parole l’odore della pioggia, non me ne libero mai.”

Insomma, davanti a me vedo una coppia di amici complici, affiatati, che sanno prendersi in giro e completarsi a vicenda, non ancora stufi di scendere da quella pazza giostra che è la loro vita.

“Più qualcosa è vuoto e più è pieno, perché lo puoi riempire, e viceversa.”

Gianrico Carofiglio, a scuola di metafore

Pensiamo mai a quanto le parole che ascoltiamo e pronunciamo possano, più o meno consapevolmente, infuenzarci e influenzare chi ci sta vicino? La nostra vita di tutti i giorni è fatta di metafore capaci di rendere vive situazioni e concetti difficili da spiegare, ma “tossiche” quando consumate in abbondanza, soprattutto in campo politico.

Pensiamo alla famosa “rottamazione” di Renzi o alla “discesa in campo” di Berlusconi. Ogni grande stratega della politica, e ogni bravo adulatore, utilizza sapientemente le parole per costruire un’idea e un’immagine di sé forte e stereotipata, di immediato impatto.

La soluzione per non farsi sopraffare dalle parole? Impariamo ad ascoltare e ad un utilizzare un linguaggio di qualità, da cittadini consapevoli del potere di uno strumento nelle mani di tutti.

Amicizie e viaggi dell’animo, un incontro a colori con Luca Bianchini

“A 16 anni, ogni giorno scrivevo sul mio diario di scuola e mi firmavo ‘Luca per Sempre’ “, racconta Luca Bianchini, ironico, scanzonato e brillante autore di “Nessuno come noi”, la sua ultima (tra tante) fatiche letterarie, da qualche mese in libreria. “Sono andato a scavare nelle mie fragilità, ho preso il treno e ho ricercato quei posti che mi hanno fatto battere il cuore, rimanendone alle volte deluso. Ecco la storia della mia ‘adolescenza periferica’ “.

Un incontro di generazioni, quella di ieri pallida ma viva e quella di oggi, barcollante e (forse) più in pace con sé stessa, capace di ridere davanti all’immagine di una Polaroid dove i capelli sono gonfi e colorati e gli sguardi smaliziati.

Luca Bianchini racconta con una verve a lui innata la storia di Vincenzo, un ragazzo “meridionale, ma bravo”, che cresce nelle periferia torinese tra i complessi e sussurri della sua età e si confronta con la prime batoste della vita.

Insomma, chi non ha nascosto o dimenticato in fondo al cassetto un diario con una vita, parole e sentimenti ancora segretamente scritti nero su bianco? Ogni tanto andrebbero rispolverati!

“Noi diventiamo la somma delle esperienze che facciamo e delle persone che conosciamo”

Beppe Severgnini: 7 consigli per il lavoro di tutti

“Esiste l’irrequietezza dei 60 anni, ed io ne sono la prova lampante.”

Con la sua brillante sagacia e la sua spigliata dialettica, Beppe si presenta così, sullo sfondo la prima copertina di “Sette”, il settimanale de “Il Corriere della Sera” di cui è il nuovo direttore. Severgnini ti lega alla sedia per un’ora e mezza di storie e consigli. L’obbiettivo: uscire da teatro con un’idea in più.

Beppe Severgnini a Pordenonelegge illustra una delle copertine di “Sette”, l’editoriale de “Il Corriere della Sera” di cui è il nuovo direttore.

Cosa dovremmo ricordarci di fare per una vita migliore, dentro e fuori l’ufficio? Ecco qualche estratto:

“Meno è meglio”

– “Pensa al di fuori del gregge”

– “Circodati di luoghi, persone e idee Belle”

“Dissenti!”

– “Sii leggero, non è mai superficialità”

Beppe è quasi lapidario, ma ti strappa sempre il sorriso. È come quel maestro delle elementari di cui tutti ci ricordiamo ancora il nome, perché oltre a insegnarci a far di conto ci ha insegnato a tenere nascosta la merendina perché non ci venisse rubata dal vicino di banco.

“La creatività è come il riso e il sesso: non viene a comando.”

“Prendiluna”, a scuola di emozioni con il Maestro Benni

Ed ecco l’Incontro che mi ha solleticato il cuore, atteso come il Piccolo Principe attendeva la sua Volpe.

È entrato così, Stefano Benni. Di nero vestito e con il passo di chi si sente già a casa.

“Cosa succede quando si ha un piccolo futuro e un grande passato? L’ho voluto raccontare in Prendiluna, un omaggio a chi sa insegnare e non si stufa mai di imparare.”

Benni sa ridere, è brillante, pungente, drammatico e vissuto. Le sue parole, le letture di alcuni stralci tratti da Prendiluna (lettura consigliatissima) sono state la meritata (e azzeccata) chiusura di un Festival fatto di Incontri magici, spunti che mi annoto al bar, in treno, in coda.

Ore 23:50. Stazione di Pordenone. Si rientra a casa con gli occhi stanchi, la testa pensante e il cuore leggero. Al prossimo anno, magica città dai palloncini gialli e dalle idee che volano alte!

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