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La Valle di Pani in Carnia: infinite sfumature di verde

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La Valle di Pani, a mio parere,  rappresenta uno dei luoghi più belli della Carnia: è stata una scoperta casuale, quest’estate. Cercavamo una passeggiata semplice, dove i bambini potessero correre senza pericolo e senza troppa fatica. Abbiamo scoperto un giardino a cielo aperto dove il verde si fa protagonista. Abbagliante, infinito, che invita a perdersi con lo sguardo ma soprattutto con la mente e i suoi pensieri.

Foto di Gigliola di Piazza

Foto di Gigliola di Piazza

Pani di Raveo, Borgo Autentico d’Italia

Situata su uno splendido altopiano a 900 m s.l.m. di altitudine, Pani rappresenta una località raggiungibile attraversando il comune di Raveo, uno dei borghi più piccoli della Carnia e della stessa regione Friuli Venezia Giulia. Adagiato in una soleggiata conca alle pendici del Col Gentile, il paese rappresenta uno dei 13 borghi presenti in regione tra quelli segnalati nella prestigiosa classifica dei Borghi Autentici d’Italia (www.borghiautenticiditalia.it). Rappresentano comunità dove tutto parla di una genuinità magicamente conservata e sinonimo del buon vivere, di un sapore creativo e di una dimensione sociale dolce. Riscoprendo e valorizzando la propria identità, fra le pieghe della storia, delle tradizioni e del suo paesaggio.

Foto di Gigliola di Piazza

Foto di Gigliola di Piazza

Una valle avvolta nel Silenzio e nel Verde

Non sapevamo nulla di tutto ciò quando abbiamo scelto di trascorrere la giornata a Pani, ma la sensazione di aver raggiunto un luogo davvero speciale accomunava grandi e piccoli fin dal primo sguardo alla distesa di verde che ci si è aperta una volta raggiunto l’altopiano.

Una stradina dolce e stretta ci ha accompagnato in un passeggiata in questo anfiteatro di prati, boschi e stavoli.

Macchie di faggio si confondevano col verde intenso degli abeti; qua e là casette in pietra e grandi fienili suggerivano l’idea di un’operosità ancora viva e vitale. Ancora oggi infatti alcune famiglie dedite all’agricoltura e all’allevamento vivono qui tutto l’anno, non senza sopportare i disagi dell’isolamento, dandoci un esempio di perfetta gestione del territorio sia estetica che etica.

L’esperienza più gratificante è sicuramente la sosta alla suggestiva panchina in legno posta all’ombra di un solitario faggio centenario: da qui si apre una vista straordinaria sulla Valle del Tagliamento. I bambini hanno giocato e abbracciato a lungo quell’albero, in un’intesa quasi magica, privilegio forse riconosciuto solo a loro. Io mi sono persa contemplando il panorama, ma soprattutto liberando i pensieri a quell’orizzonte così lontano eppure capace di ridare serenità al mio rapporto con la vita e col mondo.

L’Ors di Pani, tra Storia e Leggenda

Tra gli stavoli della conca, si erge ancora la dimora di una leggenda che ha popolato questi luoghi: l’Ors di Pani (all’anagrafe Antonio Zanella) patriarca e padrone di prati, boschi e stavoli, nacque nel 1887, e divenne subito figura mitica, per la sua figura autorevole con barba fluente e capigliatura impetuosa, per temperamento e comportamenti inconsueti, ma anche per la scelta di vivere lontano dai centri abitati.

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Si ricorda che alle fiere tradizionali di fondovalle, che solitamente si tenevano in autunno, all’apparire dell’Ors la folla gli facesse largo per un senso di rispetto, riconoscendo in lui l’esponente della casta dei malgari, simbolo di una Carnia operosa, viva e parsimoniosa. Figura patriarcale di pastore carnico, divenne leggenda durante la seconda guerra mondiale, quando decimò il suo gregge per sfamare la popolazione e i combattenti artigiani. Fu arrestato e condannato alla fucilazione dai cosacchi con l’accusa di collaborazione con la brigata Garibaldi, che suggestionate dal suo aspetto imponente e quasi mistico lo liberarono. L’opinione popolare ricorda l’Ors, oltre che per il suo aspetto quasi solenne, per la sua generosità verso la povera gente nell’alleviare le carenze alimentari negli anni della seconda guerra mondiale. E infatti chiunque avesse bussato al suo casolare non usciva a mani vuote. Venne tragicamente assassinato assieme alla figlia nel 1955 e per lungo tempo dopo la sua morte il suo soprannome venne usato come spauracchio per i bambini.

“Una curiosa e solitaria figura di patriarca delle montagne, l’Ors di Pani, un vecchio selvaggio e ricchissimo, generoso e torbido, che aveva aiutato i partigiani e finì, anni dopo, assassinato per incerti e foschi motivi”. Claudio Magris

Pani, un angolo di mondo dove la Natura regna in Pace

Perdendomi con lo sguardo verso le infinite sfumature di verde della valle di Pani, la mia fantasia si attarda a fantasticare su questo personaggio e sulla sua tenacia nel difendere quella cultura della malga, dei pascoli montani e di un rapporto con la Natura di solenne rispetto e devozione così dimenticate, oggi.  E, forse, così lontane dalla logica del profitto e del tornaconto personale che pare muovere tutto, svuotando anche il più benevolo slancio di riconciliazione con una natura tormentata, ferita e spesso abbandonata dall’uomo, di quel romantico rinnovarsi di abitudini e ritmi, che forse un tempo rispondeva anche ad esigenze dell’animo e non solo del bisogno.

Foto di Gigliola Di Piazza

Foto di Gigliola Di Piazza

Quassù, a Pani, sento resistere questo legame speciale dell’uomo con la Natura. I prati sfalciati, le mucche al pascolo, l’operosità dei contadini, la serenità degli sguardi degli abitanti che incrocio, mi fanno confidare nella sopravvivenza di un luogo in qualche modo magico. Un luogo capace di offrire un autentico sollievo dell’animo, logorato dalla velocità e dalla frenesia del quotidiano.

Foto di Gigliola Di Piazza

Foto di Gigliola Di Piazza

Mi piace definirla “Pace”, e nella valle di Pani, ne sono certa, chiunque di voi potrà trovare la propria.

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