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Illegio si Mostra: Arte, Fede e Natura in un borgo che profuma ancora di fieno

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Volete un valido motivo per spingervi a Illegio? Noi ve ne diamo ben tre. Sì, perché i primi a ri-scoprire questo piccolo borgo, frazione distante appena 4 km dal centro e comune di Tolmezzo, siamo stati proprio noi. Arte, Fede e Natura si incontrano e mescolano in questo grazioso paesino di montagna, antico borgo di appena 360 anime che custodiscono con estrema cura e passione la loro terra.

Raggiungere Illegio non è difficile, ne sono la prova le diverse indicazioni stradali che, una volta arrivati a Tolmezzo, conducono al paese che, ormai da 12 anni, ospita una delle mostre d’arte più rinomate al Paese: percorsi di vita e sentimento racchiusi in tele ricercate e di pregio. Attraversando quindi prima la località di “Betania” di Tolmezzo e successivamente un zigzagarsi di curve, ci si ritroverà in meno di una decina di minuti di fronte ad una vallata che si schiude in un paese senza tempo.

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“La Strada dei Mulini”, dove il tempo si ferma

Appena arrivati a Illegio ci siamo lasciati trasportare in una passeggiata lungo “La Strada dei mulini”, un percorso fatto di ciottoli bianchi, crocevia tra le case e le stalle di Illegio.

Quello che subito ci ha affascinati è stata l’estrema cura e dedizione con cui ogni casa è stata ristrutturata e rimessa a nuovo riprendendo le caratteristiche di un tempo, lasciando che maestosi archi portali in pietra diano il benvenuto in corti ancora, fortunatamente, brulicanti di vita.

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Accostato alle case, scorre come una melodia l’acqua della sorgente del Tòuf, unica fonte in tutta la regione che sgorga proprio all’interno di un paese.

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L’acqua in passato ha alimentato ben sei mulini e una segheria, oggi invece mantiene in vita solo il “Mulin dal Flec o dal Ross”, risalente al 1600 e ancora in tutto e per tutto funzionante.

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In una Carnia che troppo spesso viene dimenticata e confinata a mera enciclopedia di un passato che fu, ritrovare la vitalità di un tempo, la tenacia nel portare avanti le mansioni delle nostre famiglie mi ha fatto sentire piccola in quel mio dimenticare, spesso oberata dai pensieri della mia quotidianità, quanto invece lo scorrere della vita sia capace di fare.

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“Quell’elegante chiesa vestita a sposa”

La nostra camminata si è successivamente spostata verso la pieve di San Floriano, incuriositi dal suono continuo e incessante delle campane e dall’idea che una chiesa potesse ergersi, così maestosa nella sua solenne semplicità, sul cucuzzolo di un monte.

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Dopo mezz’ora di camminata (in nessun modo impegnativa, ma si consigliano scarpe da ginnastica) fatta di profumo di fieno (e in effetti abbiamo davvero incontrato tre persone del posto intente a far fieno!), squarci di bosco in musica e una miracolosa fontana, si è mostrata davanti a noi questa meravigliosa pieve.

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Sorta tra la fine del IX e l’inizio del X secolo in una posizione strategica, la Pieve di San Floriano spicca nell’imponente semplicità delle sue bianche mura ospitando al suo interno dipinti di Domenico da Tolmezzo.

A darci il benvenuto due splendide panche in legno e il vento di una tarda e calda mattinata di inizio ottobre.

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Da qui ci siamo goduti il sole di un autunno in arrivo e il panorama di una roccaforte che domina sull’intera Valle del But: Imponzo, Arta Terme, Cadunea, Zuglio si salutavano come da buoni vicini da casa.

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Ridiscendere in paese tra il suono delle campane a festa e il profumo di salsiccia appena cucinata ci è sembrato un invito a seguire senza troppe domande questo paese ricco di sorprese. E così, seguendo anche un po’ la folla di turisti della giornata, ci siamo lasciati accompagnare alla “Buteghe”.

La “Buteghe di Pierute”, dove il buon gusto è di casa

Riconoscibilissima fin da subito per l’imponente lavoro di meticolosa ristrutturazione dell’abitazione voluto dai suoi proprietari, questo grazioso e raffinato edificio in pietra e legno offre, su ben tre piani, tutto quanto un ospite possa desiderare.

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Un bar ed enoteca, una bottega dove acquistare tutti i prodotti tipici della zona, dal formaggio, al “pan cul sorc” (pane di granoturco) fino agli estratti di frutta e infine, al secondo piano, si trova un elegante ristorante dove la cucina è il giusto connubio tra sapori di casa, profumi di una volta e ricercata cura dei dettagli.

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Viste le tante cose ancora da fare e vedere, noi ci siamo lasciati guidare dalle gentili premure del giovane figlio dei titolari, che ci ha servito il panino con salsiccia e cipolla cotto sul momento più saporito che potessimo desiderare.

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Il pane era stato sfornato alle 10:30 del mattino nel forno a fianco: cos’altro volere di più?

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Un incontro che appagasse ancora una volta i nostri sensi, e lo abbiamo trovato in quello che era stato il motivo principale che ci aveva spinti a Illegio: la mostra d’arte “Oltre – In viaggio con cercatori, fuggitivi, pellegrini”.

Andando “Oltre – In viaggio con cercatori, fuggitivi, pellegrini”

Giunta alla sua dodicesima edizione, la Mostra Internazionale di Illegio vanta ormai una fama e una cura estese a tutto il Paese. Il merito è del suo curatore, Don Alessio Geretti, e delle sapienti e pazienti menti che ogni anno si preoccupano di allestire dei percorsi di arte e di vita su tele di unica e pregiata bellezza.

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L’argomento chiave della mostra di quest’anno, esposta per l’appunto nel centro di Illegio dal 22 maggio al 9 ottobre 2016, è quello del viaggio: “Oltre – In viaggio con cercatori, fuggitivi, pellegrini”.

Attraverso un cammino studiato in ogni suo passo, siamo stati travolti nei viaggi dell’anima di epiche figure come Ulisse, Enea, Paolo e Francesca, chi eroe, chi fuggitivo chi ancora pellegrino alla ricerca del proprio posto nel mondo.

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Ben 45 dipinti provenienti da 30 collezioni di tutta Europa e risalenti ai secoli che vanno dal 400 al 900 ci hanno incantato, incuriosito, lasciati fermi a pensare. Guide preziose in questo percorso dell’anima più profonda giovani e bravissimi ragazzi, che con passione e competenza ci hanno accompagnato, stanza per stanza, illustrandoci quello che i nostri occhi vedevano ma non conoscevano.

E così sono comparsi davanti a noi capolavori come l'”Adorazione dei Magi” del grande Botticelli, maestoso nell’infinità dei suoi dettagli, e la “Sacra Famiglia in fuga” dell’artista fiammingo Jacob Jordaens, un connubio di immagini esotiche e colori sgargianti.

“Un dipinto è un viaggio – mette in moto le cose, fermandoti”

Come ha ricordato Don Alessio: “Un dipinto è un viaggio – mette in moto delle cose, fermandoti. Quando stai fermo le opere ti svegliano intuizioni spirituali e diventi così vulnerabile alle domande.” E non potrei trovare parole più vere per raccontare cosa la struggente bellezza e l’irriverente profondità di questi quadri mi hanno trasmesso.

La nostra giornata a Illegio è quindi volta al termine. Mai, partendo un sabato mattino che prevedeva pioggia, avrei pensato che ad accogliermi a Illegio ci sarebbero stati il suono delle campane, il profumo del fieno e del pane appena sfornato, la magia di una fede ancora intatta e l’amore per la vita e per la propria terra ritrovato addirittura in un Botticelli.

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Se, come ho letto in un pannello della mostra “Chi vuole vivere deve partire”, beh, partire da Illegio, per chi alle volte come me sente di aver perso la famosa bussola, è un toccasana per la mente e per l’anima.

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