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Dal barocco di Gradisca d’Isonzo al mare, passando per il Carso: cronaca di un itinerario di frontiera

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Le città, e i luoghi in generale, sono in qualche modo come le persone, esse mostrano le loro diverse personalità al viaggiatore e a seconda della città e del viaggiatore può scoccare un’amore reciproco, o un’antipatia, un’amicizia o inimicizia.

Visito Gradisca d’Isonzo in una calda e assolata domenica di Luglio, incuriosita dal prestigioso riconoscimento di cittadina annoverata come uno dei Borghi più belli d’Italia, ma, al tempo stesso, inconsapevolmente senza aspettative. Ma si sa i veri piaceri sono quelli inaspettati e la passeggiata lungo le strade di Gradisca d’Isonzo è stata un pò come entrare in una scenografia imprevista ma su cui l’affinità si è rivelata immediata: a metà strada tra una città fortezza e un salotto mitteleuropeo, offre al visitatore scorci di eleganza rinascimentale, con diversi spazi verdi che incorniciano un centro elegante su cui si aprono raffinati palazzi baroccheggianti, testimoni di quattro secoli di influenza asburgica.

GRADISCA D’ISONZO, RAFFINATO SALOTTO MITTELEUROPEO

E chi l’avrebbe mai detto?

A Gradisca d’Isonzo sono passati Leonardo Da Vinci, Napoleone e Radetzky

E’ stata un baluardo veneziano usato per difendersi da turchi: nel 1500 intervenne Leonardo Da Vinci a cui i veneziani chiesero consiglio per fortificare la parte della città che sia affacciava sul fiume Isonzo. Successivamente Gradisca è passata agli Asburgo e conquistata da Napoleone, per poi tornare brevemente all’Austria prima di essere annessa definitivamente all’Italia nel 1921.

Una passato così tormentato ha restituito alla storia un borgo quieto e con un grande fascino  borghese, che abbiamo attraversato in un paio d’ore a piedi partendo da Piazza dell’Unità.

Piazza dell’Unità, il punto di partenza

Quello che colpisce da subito è che il reticolo di strade alle spalle della piazza principale non è fatto di viuzze come molti borghi ma di larghe strade che si incrociano ad angolo retto: questo perché i movimenti dei soldati a difesa del borgo dovevano essere rapidi. Su questo reticolato si aprono i palazzi nobiliari, ma non aspettatevi fasti e lusso: gli edifici  sono aperti verso l’interno con corti e aiuole, e mostrano all’esterno solo la loro facciata, un po’ severa, spesso decorata da una loggia. Dopo tutto Gradisca è sempre stata una fortezza difensiva.

i bastioni fortificati

Il genio dei veneziani a difesa delle invasioni turche è visibile ancora oggi con una passeggiata: sono infatti presenti sei torrioni a protezione del Castello

Noi non l’abbiamo fatto, ma ci dicono sia possibile percorrere le mura attraversando i possenti torrioni della Campana, di San Giorgio, del Portello, della Spiritata, della Marcella e della Calcina, e con le due porte: Porta Nuova e Porta del Soccorso.

Passeggiando per il borgo antico è facile perdersi tra calli silenziose e viuzze romantiche, piene di quiete e silenzio e antichi caffè in stile liberty che danno l’inconfondibile tocco mitteleuropeo ad una cittadina che ci è parsa discreta nei ritmi ma estremamente raffinata nel suo accogliere.

L’ALTOPIANO DEL CARSO GORIZIANO: SPAZIO A PROSPETTIVE SURREALI E …ON THE ROAD

Decidiamo di proseguire verso il mare evitando l’autostrada e attraversando in direzione di Trieste il Carso goriziano. Il paesaggio carsico, che dai confini orientali della provincia di Gorizia si estende a quella di Trieste per proseguire nella vicina Slovenia, si presenta come un’esperienza unica, offrendo anche al semplice passaggio in macchina una cornice naturale di grande impatto, sospesa direi tra fascino e un pizzico di mistero. Sicuramente non basta un breve passaggio in macchina per scoprirlo, ma sicuramente è sufficiente per coglierne l’essenza.

On the road: in auto o in moto, non importa. E’ sufficiente essere disposti ad uscire fuori dai soliti itinerari turistici ed immergersi in una realtà fatta di contrasti, dove si incontrano mondi diversi, dove, slavi, italiani e austriaci hanno lasciato le proprie impronte, rendendo unica la Venezia Giulia.

Caratterizzato dalle basse colline brulle e sassose coperte da boschi e radure, il labirinto di strade e sentieri che solcano il paesaggio carsico presenta diverse varietà botaniche, dalla macchia di boscaglia carsica alle specie tipiche della flora mediterranea e centroeuropea; dove il Carso si abbassa le risorgive formano dei laghetti quali quelli di Doberdò e Pietrarossa, che costituiscono uno dei pochi esempi di lago stagno carsico in Europa. 

L’ANIMA DI UN LUOGO: CANOVELLA DE ZOPPOLI, UN’OASI SENZA TEMPO A DUE PASSI DA TRIESTE

I luoghi, quando hanno una storia che li racconta, trasformano un’esperienza solo visiva in un’esperienza più profonda, che in qualche modo altera il tuo punto di vista verso il mondo. L’incontro con il porticciolo di Canovella de Zoppoli, un piccolo porto ai piedi della strada costiera nel comune di Duino-Aurisina, è stato per noi casuale fino a diventare un piccolo rifugio estivo dal caos e dalla frenesia quotidiane.

Deve il suo nome allo zoppolo (in sloveno “zupa”), una vecchia imbarcazione in uso tra i pescatori sloveni e croati fino agli inizi del secolo scorso, le cui più antiche testimonianze risalgono al medioevo. L’arrivo si trova infatti alla fine del “ribiška pot“, il sentiero dei pescatori, una stradina panoramica che dai caseggiati di Aurisina conduce fino al mare. I pescatori locali in estate e inverno affrontavano la camminata per andare al lavoro. 

L’itinerario in tutto dura circa due ore, ma per raggiungere rapidamente la spiaggia è sufficiente, dalla strada costiera che dall’uscita autostradale di Trieste raggiunge il centro della città, seguire le scalette. Il turista che arriva da Trieste troverà qui un accesso, segnalato da un cartello, subito dopo la galleria naturale. Ci s’incammina attraverso terrazzamenti coltivati a vite e ulivo: se nel versante superiore del sentiero è presente la caratteristica vegetazione carsica, lungo quello inferiore c’è un microclima mediterraneo, dove prosperano anche il leccio, l’alloro, il terebinto, il fico d’india e l’aloe. Si dice che Massimiliano d’Austria fece costruire il suo castello a Miramare nella speranza di ottenere gli stessi risultati a livello naturalistico, ma lì l’area climatica già non arrivava più.

L’equilibrismo sugli scogli in cui è necessario esibirsi è ricompensato dal fatto di trovarsi in una delle spiagge più belle della regione.

L’acqua è trasparente e costellata di scogli che anticipano la bellezza dei paesaggi istriani; l’alto costone di roccia carsica protegge dai rumori della strada, unica eccezione i piccoli treni, che di tanto in tanto si vedono passare sopra le proprie teste se ci si mette a naso in su. Proseguendo oltre si possono raggiungere le spiagge naturiste del Liburnia e dei Filtri. Coloro che invece preferiscono una formula marina più classica, possono semplicemente fermarsi all’altezza del porticciolo. Di fronte alle imbarcazioni c’è un chiosco che offre il servizio di bar e caffetteria.

“L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, non è andare verso nuovi paesaggi ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è.” Marcel Proust

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